Le lettere che non c’erano: Alda, Rosalind, Caterina dalla tombola alla scrittura.

In seguito all’attività di Educazione Civica La Tombola delle donne: tra educazione ai sentimenti e ludodidattica, la docente ha chiesto agli studenti di “raccontare, in forma epistolare, tre delle donne che ti hanno colpito emotivamente’. Un’alunna interpreta la traccia a modo suo: non è lei a raccontare le proprie emozioni, ma sono le stesse donne a prendere la parola e a raccontarsi.

Leggete queste tre lettere e valutate: ha fatto bene a reinterpretarla, vero?

Milano, manicomio Paolo Pini, 12/06/1978
Ettore, per quanto ancora fingerai di non conoscermi? Ettore, amore mio, per quanto ancora penserai di avermi mai conosciuta veramente? Spesso mi chiedo se sei tu incapace di capirmi o io incapace nel farmi amare. Non capisci la poesia, il conforto che mi da. Non capisci il dolore che mi travolge e non capisci che definirmi “pazza” non mi farà rinunciare alla mia libertà. Dopo il mio dolore nel 1947 quando mio padre mi abbandonò in un istituto come questo, come puoi pensare di lasciarmi qui? Mi chiedo come puoi costringermi a ribadire alle mie figlie di non dire in giro chi è la loro madre. Non importa cosa io faccia, perché oggi è talmente facile annullare una donna che non so più cosa sono. Sono una pazza? Sono l’immatura che non pensa alla propria famiglia? No. Sono Alda Merini, tua moglie. Non lascerò che tutto questo mi abbatta, mi addomestichi come vuoi tu. Le mie poesie raccontano me e le amo profondamente. Non mi resta che sorridere ed aspettare l’amore che mi avevi promesso.
“Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d’ali,
un raggio di sole per tutti”
ALDA MERINI

Londra, 25/04/1953
Maurice Wilkins, voglio essere chiara con lei. È la lettera più impegnativa che scriverò nei prossimi anni, le consiglio di leggerla con attenzione. Non con l’attenzione che mi dava quando lavoravo con lei, e non per lei. Non con l’attenzione che mi prestava quando le parlavo della cristallografia, che adesso invece sembra interessarle molto. Con l’attenzione che merito in quanto persona, donna e collega. So ciò che ha condiviso con Watson e Crick, mentre loro mi davano della “spigolosa”. So che il vostro tanto celebrato articolo si ispira alle mie foto ed ai miei studi. Come osa appropriarsi in questo modo delle mie ricerche e del mio futuro? Come può lasciare che mi accusino di copiare le vostre scoperte, di essere gelosa o “terribile e bisbetica”, come ama definirmi alla stampa? Non voglio niente di speciale, niente che non si sia mai visto. Voglio essere una collega alla pari con gli altri. Perché amo la scienza quanto voi, se non di più. Se ha anche solo un briciolo di rispetto per se stesso, mi chiederà scusa pubblicamente. Non la saluto perché lei non l’ha fatto mai.
ROSALIND FRANKLIN


San Pietroburgo, Russia, 1762
Pietro, ti chiamo così perché non so se quando leggerai questa lettera conterai ancora qualcosa in questo paese. In realtà non so nemmeno se avrai ancora i tuoi occhi, o ancora un cuore. Quello però non l’hai mai avuto. E se ce l’hai, allora i grandi filosofi ed i grandi scrittori mi hanno mentito. Un cuore potrà renderti umano, non ti da certo l’umanità. Non ti da la gentilezza nel trattare tua moglie, non ti da la coscienza e la preparazione per guidare il nostro povero grande paese. Come osi picchiarmi, deridermi? Sono stata una moglie devota, una buona compagna. Vivi nell’ombra di te stesso e metti in ombra anche il tuo popolo. Io invece, donna, vivo nella luce dell’illuminismo. Una luce che vedi, ma non comprendi, e che non comprenderai mai. Ed io non resterò ferma. Ho molti alleati, più di te. Ho molta approvazione, più di te. Preparati agli eventi che si succederanno durante questo magnifico anno. La Russia prospererà con me.
CATERINA II DI RUSSIA

Valeria Sepe, Liceo Mercalli, classe 2E, a.s. 22-23. Prof.ssa Laura Saffiotti.


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