Prendete una trentina tra insegnanti, dirigenti scolastiche, genitrici e persone interessate, tutte motivate e impegnate nella cura delle relazioni educative. Fatele incontrare su una piattaforma web e fatele lavorare a un seminario sulle opportunità che le 33 ore di educazione civica offrono per l’educazione ai sentimenti  e alla parità di genere. Otterrete un esempio di (vera) buona scuola.

Tra parentesi l’uso del femminile non è casuale. Infatti hanno partecipato al nostro seminario che si è tenuto sulla piattaforma Zoom solo donne. Eppure nei convegni e nei programmi televisivi su questi temi ancora si organizzano eventi tutti al maschile. Forse che gli uomini possono decidere (e pontificare?) sulla parità di genere e non hanno poi bisogno di lavorare dal basso? Sanno già tutto sul come e perché si originano la violenza e la discriminazione contro le donne e quindi non sentono la necessità di collaborare? Lasciamo perdere e torniamo alle 33 ore, ma non è una questione da poco, visto che gli uomini sono la metà della società e sono direttamente coinvolti nella cultura patriarcale generatrice di questi problemi.

La legge del 20 agosto 2019 prevede da quest’anno 33 ore di educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado, una materia trasversale a tutte le discipline. Le linee guida ministeriali hanno anche focalizzato tre macro aree all’interno delle quali sviluppare le attività: Costituzione, Sviluppo Sostenibile e Cittadinanza Digitale. La domanda è: possiamo educare alla parità e all’inclusione in queste ore? E l’educazione ai sentimenti ha relazione con l’educazione civica? Questo il tema dell’incontro.

Innanzitutto bisogna sottolineare la novità introdotta dalla trasversalità di questo insegnamento, che costituisce una grande opportunità, oltre ad essere un punto di vista corretto. L’educazione civica, infatti, non è solo l’insegnamento di una disciplina, non si tratta di conoscere le leggi, ma di aiutare a crescere sviluppando rispetto e senso della comunità. Quando c’è stata, nella scuola, con o senza valutazione autonoma, l’educazione civica è stata spesso appannaggio dell’insegnante di Storia, mentre è evidente che si tratta di un’ “educazione” da attuare a 360 gradi. L’aspetto “negativo” di questo nuovo impianto è che le 33 ore non si aggiungono al curricolo, ma vanno ad essere ricavate all’interno delle ore esistenti. La conseguenza naturale è che si ritaglino le ore di educazione civica dal monte ore di ogni disciplina, individuando nell’ambito della programmazione già esistente quello o quegli argomenti più attinenti. Non è un problema perché agganci ce ne sono in ogni disciplina.

Nei licei  “Mercalli” e “Mazzini” di Napoli, il/i referenti hanno creato un “paniere delle idee“, una sorta di contenitore a cui attingere liberamente gli spunti ritenuti più utili o adatti alla classe, il Consiglio di classe rimanendo sovrano nella programmazione. Allo stesso modo sono state programmate le attività anche nelle altre scuole, ad esempio la secondaria di primo grado “Viviani“, anche se da più parti si è sottolineato che “l’educazione civica l’abbiamo sempre fatta” e che il percorso di questi anni che ci ha portato all’educazione ai sentimenti resta la strada maestra di qualunque educazione. Interessantissima la “verticalizzazione”, possibile negli istituti comprensivi. E’ il caso dell’ I.C. Mastriani dove già nella scuola dell’infanzia, all’interno dei campi di esperienza, sono state introdotte l’educazione alla gentilezza (I discorsi e le parole) e l‘educazione alle emozioni (Il sé e l’altro). Linee educative che saranno sviluppate, ai diversi livelli, nella primaria e nella secondaria inferiore, costruendo un percorso virtuoso nelle età più delicate e permeabili della vita. Già all’asilo si lavora a partire dall’assegnazione dei posti, all’uso dei colori ai ruoli da interpretare nelle recite, per attuare la parità di genere e l’inclusione.

In questo nuovo impianto la legge prevede per l’educazione civica la valutazione, che sarà inevitabilmente il risultato del lavoro svolto in tutte le discipline e sarà bene proporre prove finali pratiche e creative. Ed ora passiamo a vedere a grandi linee quali sono gli spunti più interessanti per il nostro lavoro all’interno delle tre macro aree individuate dalle linee guida.

All’interno della Costituzione, (che è la più bella del mondo ed è da conoscere  in ogni sua parte), oltre all’art.3, fondamento della parità e dell’inclusione, attenzione particolare si può dare all’art.13 (nei rapporti civili), a cosa è la libertà, dove inizia e dove finisce, all’art. 32 (nei rapporti etico-sociali), che tratta della tutela della salute, all’art.37 ( nei rapporti economici), che si occupa delle lavoratrici. Fermo restando che non si tratta semplicemente di insegnare il contenuto della legge, ma di curare la relazione educativa, sollecitando gli alunni a mostrarsi per quello che sono o che vorrebbero essere, a raccontarsi, attuando un’educazione ai sentimenti. Cosa che si può fare anche interpretando la norma o provando a scriverne una. In altre parole la normativa va letta in relazione al vissuto dei ragazzi e dell’insegnante, e va intesa come uno strumento per sviluppare il senso civico e il rispetto.

Temi portanti dello Sviluppo Sostenibile sono il benessere psicofisico ( e qui l’educazione ai sentimenti entra di diritto), l’uguaglianza di genere, la riduzione delle disuguaglianze all’interno degli Stati e le pari opportunità, tutti argomenti per noi centrali.

La comunicazione non violenta e rispettosa, l’attenzione all’uso delle parole e delle immagini sono parimenti centrali nella Cittadinanza Digitale, e sono i temi specifici sui quali lavorare.

A questo punto è chiaro che l’educazione civica può e deve aprire la porta all’educazione ai sentimenti, che è lo strumento più efficace che conosciamo per costruire relazioni di gruppo sane, accoglienti, paritarie, dove ciascuno può esprimersi e crescere, imparando l’utilità e il senso delle norme e delle regole sociali. Quindi non si tratterà solo di individuare gli argomenti utili all’interno della propria disciplina a sviluppare i temi dell’educazione civica. Si tratterà bensì di svilupparli attraverso attività di educazione ai sentimenti e di diffondere le buone pratiche anche sfruttando la possibilità della copresenza, prevista dalla legge. Senza dimenticare, come ci hanno detto i genitori, il bisogno sempre più grande dei ragazzi di essere ascoltati e “visti”, ancor più in questa situazione di emergenza che ne ha accresciuto la solitudine e il senso di isolamento.

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