Continua lo sportello del lunedì: insegnamento in tempo di DAD.

Come sono cambiati i rapporti con i colleghi e la dirigenza? Perché tanta stanchezza? E che dire della reperibilità no stop?

Photo by Annie Spratt on Unsplash

Eccovi un breve resoconto dei nostri incontri del lunedì, spazi di confronto per docenti in questo difficile periodo, nella speranza che possano essere utili anche a chi non partecipa di persona. Lo sportello, come è ovvio per noi, accoglie il racconto di problemi e difficoltà, proposte e desideri, che riguardano il campo professionale, ma allo stesso tempo mettono a fuoco il vissuto emotivo di ciascuna/o.

La prima questione affrontata è stato il rapporto con i colleghi: cosa si è perso, cosa si è scoperto, cosa si è trasformato. Manca a tutte il cosiddetto “corridoio”, cioè il momento di incontro informale che costituisce una fonte quotidiana inesauribile di informazione sulla vita della classe e sui singoli ragazzi. In questo periodo niente riesce a sostituirlo. Ci sono telefonate e messaggi, ma questi strumenti di comunicazione sono un surrogato incompleto, non si crea la stessa capillarità nella circolazione delle informazioni. Inoltre c’è una grande differenza tra chi vive da solo e chi vive con la famiglia: per i primi, dopo le video-lezioni e il lavoro con e per la classe, possono restare energie sufficienti per comunicare anche con i colleghi. Chi vive con la famiglia, invece, per lo più è sovraccarico e tende a ridurre al minimo gli altri contatti online.

Per il resto, con i colleghi con cui c’è affinità, i rapporti si tengono vivi in tanti modi, a volte veramente creativi, come ad esempio il “Gambrivideo” (iniziativa delle docenti della “F. Mastriani”) un caffè preso insieme via piattaforma web, come se si stesse tutti seduti al tavolino di un bel caffè storico napoletano. Gli impegni collegiali, invece, sono spesso ridotti al minimo, viene lasciata ampia libertà, cosa veramente apprezzata.

Un argomento molto sentito è stato l’”affaticamento da zoom”. Abbiamo preso spunto da un articolo comparso su Nationalgeographic.com/science lo scorso 24 aprile, intitolato proprio “Zoom fatigue”. L’articolo evidenziava come la video conferenza è un’attività estremamente stancante per il cervello. Quando comunichiamo di persona, infatti, il nostro cervello è abituato a trarre continuamente informazioni dal contesto, a partire dai movimenti e dalla mimica di chi parla fino alle espressioni degli altri che ascoltano. Quando si è in video-conferenza il cervello continua a cercare questo genere di indizi, senza poterli trovare: siamo inquadrati solo dalle spalle in su, si sente e si riesce a guardare solo una persona alla volta, che parla, e la visione periferica praticamente non c’è. Ecco che il nostro vivere l’esperienza dell’insegnamento “con tutto il corpo” (guardiamo i nostri alunni negli occhi, ne cogliamo espressioni, movimenti ecc., giriamo tra i banchi, comunichiamo con loro con i nostri sguardi, gesti ecc.) subisce, con la video-conferenza, limitazioni pesantissime. Ma il cervello, a prescindere dalla nostra volontà, cerca di lavorare come prima e ottenere le stesse informazioni, che, ovviamente, non arrivano. Di qui il senso di smarrimento e frustrazione. Di qui la stanchezza, che sembra eccessiva dato che spesso il tempo di una video-lezione è inferiore a quello di una in aula, e invece è giustificatissima. Anche per gli studenti la difficoltà è enorme. Comprendere solo con la voce è quasi impossibile. L’apprendimento in aula è un’esperienza globale, che lascia un ricordo, una traccia da continuare a seguire, cosa che con un webinar non è scontato che accada.

La sorpresa è che perfino in questa modalità sono possibili atti di bullismo. I ragazzi, abili smanettatori, riescono a volte ad aggirare i sistemi di sicurezza, a introdursi sotto falso nome e a fare danno. Oltre a rafforzare la sicurezza di sistemi che, in emergenza, sono stati attivati a velocità record, anche adesso la mossa vincente è farsi carico della difficoltà collettivamente, come comunità educante, condividendo il peso degli eventi e accrescendo la solidarietà.

I ragazzi, certo, sono i più colpiti da questa situazione. Proprio perciò in molti sono meno esigenti con i compiti, e sono più indulgenti durante le video-lezioni. Ciascuno trova il modo di rispondere alle loro richieste, nonostante la stanchezza e lo stress dovuto alla reperibilità infinita. L’unico elemento positivo nella loro vita in questo momento è la riscoperta del desiderio. La sofferenza non è più percepita come una cosa lontana, anche se non si è colpiti in prima persona, la realtà della malattia e della morte è entrata in tutte le case e i ragazzi, anche i più piccoli, ne sono stati toccati. Questo ha significato un salto in avanti nella loro maturazione. Ritrovare il desiderio delle cose essenziali, della socialità e dell’affettività per esempio, è un ottimo punto di ripartenza.

Prossimo appuntamento: lunedì 4 maggio ore 17. Parleremo di valutazione

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