Cosa succede al nostro appuntamento del lunedì, lo sportello per l’educazione ai sentimenti inaugurato il 23 marzo? Succede che insegnanti di discipline e scuole diverse si ritrovano a confrontarsi e darsi una mano in questo difficile periodo della didattica a distanza. La quale è diventata improvvisamente preziosa, perché è l’unica possibile, e si sta rivelando nello stesso tempo meravigliosa e lacunosa. Mai come adesso tutti, ma proprio tutti, si stanno rendendo conto di quanto la scuola sia essenziale e insostituibile. Ci si accorge che nessun insegnamento è possibile senza una relazione educativa e che tale relazione è ricca e multiforme e attraversa tanti livelli di comunicazione, da quello linguistico a quello corporeo, cioè quello di cui, normalmente, siamo meno consapevoli e che adesso è fortemente limitato.

Di seguito vi proponiamo alcuni degli spunti di riflessione emersi nei primi incontri. Vogliamo condividerli con chiunque possa trovarli utili. 

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Nel nostro lavoro di docenti eravamo abituati a passare da uno spazio privato (casa) a uno pubblico (scuola) e le attività avvenivano in un luogo “neutro” (l’aula), che poi nel tempo si andava personalizzando. Adesso l’attività didattica avviene direttamente da casa, da uno spazio intimo e quello che avviene sembra essere un’amplificazione dell’aspetto della cura. All’inizio, forse, si è stati spinti a fare molto di più nel timore che attraverso lo schermo la relazione educativa fosse più difficile, invece ha luogo ugualmente, solo presenta caratteristiche diverse e diversi problemi. Ad esempio molti ragazzi sono gelosi del proprio privato, specialmente nei casi di situazioni di disagio o deprivazione a volte provano vergogna. Tranne i pochi casi in cui i ragazzi davvero si oscurano, una volta superati questi blocchi iniziali, il legame che si crea è più forte e va al di là della didattica. Addirittura molti docenti hanno avuto riscontri positivi dai ragazzi che prima studiavano meno. 

In questa nuova situazione si rafforza il legame uno a uno, docente-allievo, e la motivazione più forte che si percepisce è quella di non voler deludere l’insegnante, non voler danneggiare la relazione, essendo passato in secondo piano il voto. Inoltre le circostanze in cui avviene la relazione educativa, spingono alla preparazione puntuale delle attività, minuto per minuto, in modo che nessuna occasione venga sprecata. 

L’incontro con il docente è diventato per molti il momento clou della giornata, un momento di contentezza, non di felicità, che in questo periodo non è possibile.

Quello che non migliora è il rapporto tra pari e questo è un elemento importante. Gli alunni si sentono più liberi e a proprio agio nel mandare un compito o una risposta al docente e nel ricevere il feed back, che restano entrambi privati. Questo la dice lunga sul ruolo che ha nelle dinamiche di classe la paura del giudizio degli altri ed è un punto da non dimenticare e anzi su cui lavorare prioritariamente una volta tornati in aula.

Se ne è concluso che il termine “didattica a distanza” non rende giustizia alla situazione, in quanto, pur permanendo le ovvie mancanze, alcune distanze si sono, in realtà, accorciate. E quindi è forse più adatto il termine “didattica agile“, visto che le piattaforme creano una sorta di “distanza comoda”, per una relazione educativa che includa anche il vissuto emotivo dell’alunno. 

La grande lacuna di questo tipo di didattica sembra essere dunque proprio l’assenza del “gruppo classe”, l’ambiente in cui sperimentare e crescere dal punto di vista relazionale, sul piano umano e civile. 

Ma avremo modo di discuterne ancora al nostro sportello del lunedì. Prossimo appuntamento 20 aprile.

Invitiamo tutti gli interessati a partecipare. Basta prenotarsi inviando una mail a laprincipessazzurra@gmail.com o un messaggio al 3407707939.

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