Le parole che uccidono

EDIT: POST AGGIORNATO NEL 2020
Prepariamoci al 25 novembre, “Giornata della lotta contro la violenza sulle donne”.

Nell’attività di educazione ai sentimenti abbiamo proposto agli studenti di tre classi prime e seconde del Liceo Scientifico G. Mercalli di Napoli la seguente attività, tramite il seguente link (continuate a scrivere!).

Gli uomini violenti non sono sempre dei “folli”.
Sono spesso la classica “persona normale” che ha dentro di sé dei profondi conflitti irrisolti. Una visione del mondo patriarcale che cozza con la realtà di oggi generando un’inadeguatezza che spesso lo fa esplodere.

Le donne che subiscono violenze quotidiane, fisiche e psicologiche che a volte sfociano nel femminicidio vero e proprio (la sola uccisione é una ogni 3 giorni in Italia, ma le violenze sono molte di più) erano bambine che hanno ricevuto modelli educativi apertamente o latentemente patriarcali e hanno pensato che andava bene così.

L’educazione ai sentimenti può fare molto nei confronti di quello che un recente libro sul tema (“Liberati della brava bambina”) chiama “il problema senza nome”.
Cominciamo quindi dalle “parole sbagliate” per cambiare “pensieri sbagliati”, come scriveva Rodari.

Ci sono parole che nascondono idee di discriminazioni di genere. “Non piangere come una femminuccia”, “che l’ho fatta a fare una figlia femmina”.
Le ascoltiamo e a volte inconsciamente le usiamo.

Abbiamo provato a scriverle per provare a riscrivere analoghe idee e parole che NON uccidono.

Segue la raccolta di frasi con la relativa rielaborazione “giusta”.


Progetto “Educazione ai sentimenti”
Liceo Mercalli Napoli – classi 1 E, 2E, 2F a.s 2019-20; 1F, 2E a.s. 2020-21

Prof.ssa Laura Saffiotti
con l’Associazione “La Principessa Azzurra”

Si ringrazia la classe 2F per la rielaborazione della locandina 2019

“ gli uomini sono forti e coraggiosi “
Ci sono persone coraggiose

“non fare la femminuccia, gli ometti non piangono “
Esprimere le proprie emozioni è segno una profonda sensibilità e aiuta a stare meglio

“Quella è un maschiaccio”
È una ragazza maleducata

“Fa’ la brava donna”
Sii consapevole di te stessa.

“Donna al volante pericolo costante”
Chi ti ha dato la patente?

“La danza è uno sport da femmine”
La danza è uno stato dell’anima che esce attraverso il movimento quindi possono praticarla tutti.

“Il calcio è uno sport da maschi”

Esiste un campionato di calcio femminile.

“Queste cose sono da maschi, tu che sei donna non puoi farle”.
Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto

“Una casalinga non lavora”
Una casalinga lavora a casa

“Una donna con le palle”
Una donna coraggiosa

“Non ti assumo perché sei donna e puoi restare incinta”.
Questa affermazione è contro la legge (D.L.11/04/2006 n° 198, artt.27 e 36): chiunque la pronunci va denunciato.

“auguri e figli maschi”
Auguri e figli felici

“ questi sono giochi da bambine “
Ti piace giocare con le bambole? Bravo, diventerai un buon padre.

“I capelli corti sono da maschio”
Questo taglio ti sta benissimo.

“te la sei cercata! la prossima volta vestititi meno provocante!”

una donna è libera di indossare ciò che vuole è l’uomo che non deve approfittarne

“il rosa è un colore femminile”

” I colori non hanno genere, sono belli indossati da tutti, anche se la società di oggi dice il contrario”

  • “Che cucina stasera tua moglie?”
  • “I servizi di casa li devono fare le donne”
  • “È l’uomo che deve portare il pane a casa”
  • “Donna schiava zitta e lava”
  • “dopo il matrimonio lascerai il lavoro per fare la moglie e madre”
  • “una casalinga non lavora”
  • “gli uomini sono capaci di mantenere una famiglia “
  • “Tradire è nella natura dell’uomo, la donna non può e non deve!”

Decidiamo insieme i ruoli della famiglia secondo le nostre attitudini e possibilità: ce lo chiede la legge.
Infatti l’art 143 del codice civile che si legge il giorno del matrimonio dice: “Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”.

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