Quando la violenza sulle donne è agita dal “cyberbranco”

Il caso di Tiziana Cantone ha fatto il giro del web moltissime volte. Prima perché molti trovavano divertente ridere di lei, coprirla di scherno e insulti come da millenni si fa delle donne: una donna leggera, facile, allegra. Che lo fosse lo dimostrava il video che senza il suo consenso un suo partner ha deciso di diffondere. Il video la riprendeva in un rapporto intimo. (Ma il partner? Lui non era ridicolo?…il sessismo è così evidente eppure tanti stentano a vederlo!!!). La cosa era talmente divertente che per una moltitudine amorfa e senza nome, come quella che domina il villaggio globale, Tiziana è diventata famosissima, tanto da non poter più uscire di casa senza subire una qualche forma di molestia. Si è trasferita, quindi, per cercare un po’ di pace, ma neanche così l’ha trovata, e alla fine ha preferito togliersi la vita. A 31 anni. Su iniziativa della Consulta Pari Opportunità della Prima Municipalità di Napoli e della Regione Campania ora, a piazzetta Duca d’Aosta, è stata installata una panchina rossa, come ce ne sono tante in giro per l’Italia a testimoniare la condanna della violenza sulle donne. Questa è intitolata a Tiziana, un riconoscimento che finalmente la città tributa a una donna che avrebbe meritato certamente maggiore attenzione e protezione in vita. Ed è un riconoscimento importante perché pone con forza il problema della violenza in rete.
Alla cerimonia, oltre alle autorità e ai rappresentanti istituzionali (le autorità, il Sindaco De Magistris, il presidente della prima Municipalità, la presidente della Consulta pari Opportunità regionale e della prima municipalità e tanti altri) era presente Maria Teresa Giglio, la madre di Tiziana. Che ha parlato a lungo dell’attività che svolge in favore delle vittime del web e allo scopo di ottenere una legislazione più incisiva, che riesca a rimuovere definitivamente, e quindi neutralizzare, la cyberviolenza.
Il fatto è che quello che succede in rete non è altro che quello che succede in tanti gruppi umani, meno numerosi ma ugualmente a rischio bullismo e violenza. In rete i numeri si moltiplicano e le voci si amplificano, ma le radici “del male” sono le stesse. I video di Tiziana sono stati pubblicati senza il suo consenso su nove account registrati su siti porno e in novantasei hanno visto quel filmato senza denunciare dopo aver appreso del suicidio della ragazza (Il Messaggero n.d.a.). È semplice curiosità? Un po’ morbosa, ma solo curiosità? Quello che desidero sottolineare è che gli “attori” di questi episodi di violenza, come in particolare in tutti i casi di bullismo, non sono solo il carnefice e la vittima. Gli spettatori svolgono un ruolo fondamentale. Qualunque sia lo scopo del carnefice (vendetta, sete di potere, sadismo) senza spettatori non sarebbe raggiunto. E gli spettatori in questi casi diventano un enorme, sconfinato “Cyberbranco”, che funziona come qualunque branco: distribuisce ai suoi membri la soddisfazione del bisogno di sentirsi forti e potenti, attraverso l’annientamento del debole, che è tale principalmente perché è solo. Tiziana non è stata “uccisa” solo da chi ha messo i suoi video in rete senza il suo consenso, ma anche da tutti quelli che l’hanno guardato ridendo, come la buona logica sessista e misogina vuole. Perciò se c’è una cosa che un po’ può consolare in questo panorama è la partecipazione delle scuole, che testimonia la presenza di docenti e operatori sensibili al tema. Hanno letto dei loro scritti ed eseguito letture teatralizzate gli alunni della Mazzini, guidati dalla prof. Armida Parisi, quelli del liceo Umberto, con le proff. Angela Iannuzzi e Anna Laudisa e della scuola media Tito Livio, con la prof. Paola De Ciuceis.

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