Quanto costa l’odio?

A chi odia (gli haters) apparentemente nulla. Anzi, dopo aver sfogato attraverso insulti, derisione e incitamento alla violenza, tutta la frustrazione e la rabbia che ha in cuore, l’odiatore di turno si sente sicuramente meglio. Attraverso i social ne trova tanti come lui, che sversano i rifiuti emotivi sulla vittima di turno, si sente pure più forte e, soprattutto, nel giusto. Così succede che su alcune/i si concentra l’odio delle moltitudini. La maggior parte delle vittime hanno lo stesso identikit: persone percepite come deboli, o perché lo sono, o perché si occupano dei deboli. Dal barbone, al disabile, alla ragazza fragile o disagiata, al ragazzo a torto o a ragione considerato gay, al nero, a Carola, che vuole salvare i deboli della terra, a Tiziana Cantone e tante altre come lei, messe alla gogna dal web. L’odio costa molto alle vittime, che pagano prezzi altissimi, dalla perdita della libertà di condurre una vita normale, all’angoscia e alla paranoia, fino alla vita. Gli haters individuano i deboli, oppure li creano. Perché contro una moltitudine violenta nessun singolo, normale, senza superpoteri, la spunta. Il branco uccide sempre. A meno che non si trovi di fronte alla resistenza di un altro consistente e determinato “branco”. Ed è questo il punto. Di fronte al dilagare dell’odio e degli odiatori non si è finora costituita una vera e propria “forza di resistenza”, un appoggio social alle vittime, che dia visibilità alla solidarietà, che risponda per le rime all’accusa di “buonismo”(cioè di ipocrisia, di essere finti buoni, e di perseguire in realtà loschi interessi individuali), che grava ormai su chiunque osi esprimere valori umani, come, appunto, la difesa dei deboli. Al di là delle analisi e delle valutazioni che si possono fare sul fenomeno, è necessario capire che bisogna agire, adottare contromisure e combattere efficacemente una deriva che sta minacciando la tenuta del tessuto sociale. Ci sono giovani che uccidono per una lite, e non sono membri di cosche criminali, o ragazzi cresciuti in ambienti malavitosi. Sono adolescenti “normali”, che vanno a scuola e escono la sera. Una bellissima iniziativa che va in questa direzione è la campagna “Odiare ti costa”, messa su dall’associazione Tlon in collaborazione con WildSide, studio legale di Cathy La Torre, appoggiata da Michela Murgia. Partita a metà luglio, ha raccolto in quindici giorni 24mila segnalazioni! Hanno formato un team di comunicatori, avvocati, filosofi, investigatori privati, informatici forensi per fornire appoggio e consigli a chiunque sia stato diffamato, offeso, calunniato e si rivolga a loro. Naturalmente sono già partite le critiche, per lo più da sostenitori della destra ( e degli odiatori?!), che si aspettavano patrocinio legale gratuito (per decine di migliaia di persone?). Forse odiare non è un reato, ma diffondere e fomentare l’odio, diffamare e insultare, augurare la morte e lo stupro, sì sono reati. Anzi c’è da chiedersi se odiare qualcuno perché appartiene a una “categoria” ( donna, migrante, rom, barbone ecc.) non sia definibile “razzismo”, che in Italia, per la nostra Costituzione, certo che è reato. Insomma chi odia deve risarcire, perché crea un danno. Per chi vuole saperne di più questo è il link:
Odiare ti costa
e questa la pagina FB: https://www.facebook.com/odiareticosta/

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