Introduzione all’articolo di Federico Sanguineti
di Maria Clementina Marrazzo
In questo articolo Federico Sanguineti, noto studioso e dantista, offre un ulteriore contributo nell’ambito di una battaglia che conduce da anni contro una tradizione letteraria di stampo maschilista e patriarcale, determinata ad escludere qualsiasi contributo femminile. A partire da tale considerazione, quindi, anche in questo caso, l’obiettivo è quello di intervenire su false ed inamovibili convinzioni dimostrando, attraverso nomi ed opere, l’esistenza, sin dal Seicento, di un’importante letteratura al femminile ignorata dai più per non dire da tutti.
Si va così da Moderata Fonte, autrice di un’opera su cui, addirittura, hanno ragionato le femministe degli anni Settanta trovandovi un esempio di autocoscienza, a Lucrezia Marinella, realizzatrice di un trattato sull’amore di cui viene riconosciuta l’originalità e la pregevolezza testuali e tematiche, per giungere a Margherita Costa, donna a dir poco singolare per il suo tempo, viaggiatrice a cui si attribuiscono moltissime opere storiografiche, poetiche ed epistolari.
Tuttavia queste sopra brevemente indicate non sono solo informazioni, destinate al bagaglio culturale degli esperti o dei cosiddetti “addetti ai lavori”, ma piuttosto, come auspicato nella parte finale dell’articolo dall’autore stesso , un vero e proprio strumento di ricerca e riflessione per gli insegnanti che potranno leggere le opere citate ai loro alunni, avviando laboratori di lettura e di analisi di questi testi letterari che, in tal modo, ce lo auguriamo, avranno finalmente la possibilità di guadagnarsi il diritto di cittadinanza nelle nostre aule.
di Maria Clementina Marrazzo
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Benché, il più delle volte, nelle trattazioni scolastiche e universitarie, il Seicento non goda di particolare fortuna, si prende comunque atto che, a partire dal ‘Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo’ (1623), entra in crisi la mentalità tolemaica. Va tuttavia detto che la rivoluzione non si limita a questo: si dimentica infatti che un nuovo modo “copernicano” di essere “intellettuali” si manifesta nei rapporti fra donna e uomo. È questo il secolo in cui la letteratura cessa di ruotare intorno agli scrittori. I tradizionali stereotipi di genere si sconvolgono al punto che, almeno in campo culturale, nessuna e nessuno può restare indifferente: non a caso, nel 1672, un uomo, Molière, mette in scena ‘Les Femmes savantes’; e, d’altro canto, pochi anni dopo, nel 1678, una donna, Madame de La Fayette, pubblica viceversa quello che è destinato a rimanere il più sorprendente romanzo europeo di ogni tempo: ‘La princesse de Clèves’ (ancora non molti anni fa osteggiato a più riprese, in Francia, da Sarkozy).
Intanto a Venezia, già nell’anno 1600, esce (postumo) il capolavoro di una scrittrice nata nel 1555 e scomparsa, a soli trentasei anni, nel 1592: Moderata Fonte, pseudonimo di Modesta Pozzo. Prima di morire, questa scrittrice dà alla luce, oltre a quattro figli (l’ultimo parto le è fatale), anche numerose opere, fra cui, nel 1581, un poema epico, ‘I tredici canti del Floridoro’, la cui importanza è riconosciuta da una studiosa italiana ma attiva in università statunitense, Valeria Finucci, e un poemetto stoico-epicureo, ‘Le feste’. Memorabili sono inoltre il sonetto e le ottave raccolte nel ‘Giardino de’ poeti in lode del serenissimo re di Polonia’ (1583): testimonianza del successo, ai suoi tempi, di questa scrittrice.
E oggi? Nel 1988 il capolavoro di Moderata Fonte, ‘Il merito delle donne’, è ripubblicato e studiato da Adriana Chemello. Non si tratta però di un libro di interesse puramente accademico se, già dieci anni prima, nel 1978, una delle animatrici di ‘Rivolta Femminile’, Anna Jaquinta, ne scopre l’importanza, definendolo «Tentativo di autocoscienza in un gruppo del Cinquecento». Il libro è ora accessibile online, ma negli anni Settanta del Novecento, ottenutone un microfilm dalla Biblioteca Nazionale di Firenze, Jaquinta ne fa due copie dattiloscritte, per consegnarle a Marta Lonzi e alla di lei sorella, Carla Lonzi. Così, nel corso di una riunione, dopo uno scambio di occhiate, si ha un momento di autocoscienza collettiva: «Ma qui è come in Moderata Fonte!». E ha inizio la «vera lettura del testo», vale a dire la scoperta ‒ scrive Jaquinta ‒ che «la comprensione di Moderata andava di pari passo con la comprensione di me e delle altre». Questo capolavoro è effettivamente un dialogo fra sette donne che, nel dimostrare ‘ante litteram’ che il privato è politico, fanno autocoscienza, discutendo su sé stesse e sui rapporti con l’altro. Ognuna rappresenta non solo un differente punto di vista ma una diversa condizione sociale: l’intellettuale nubile (Corinna), la sposa novella (Elena), la giovane sposa (Cornelia), la donna sposata da tempo (Lucrezia), la madre attempata (Adriana), la figlia (Virginia) e la vedova (Leonora). Tutte e sette mettono in luce quanto sia ingiustificata ogni preminenza che la società accorda ancora agli uomini e quanto viceversa sia auspicabile, finché la realtà storico-sociale resta maschilista, una vita autonoma e senza vincoli.
Ma non si tratta di un caso isolato. Sempre a Venezia, Lucrezia Marinella è autrice del trattato ‘La nobiltà e l’eccellenza delle donne co’ diffetti e mancamenti degli uomini’. Un bestseller: prima edizione 1591, seconda 1600 e terza 1621. Ancora Lucrezia Marinella dà alle stampe, forse nel 1598 e poi nel 1618 (in anticipo comunque su Marino, il cui ‘Adone’ è datato 1623), quello che è da riconoscere come il capolavoro della letteratura barocca: ‘Amore innamorato et impazzato’. Per dirla con le parole di Armando Maggi, curatore della più recente edizione (Longo editore 2023): «un capolavoro di echi sia testuali sia tematici di una varietà rimarchevole che coesistono e si influenzano a vicenda producendo una meraviglia barocca assolutamente innovativa».
Tradotta in lingua inglese da Rinaldina Russel nel 2006, attende ancora una moderna edizione italiana la ‘Scanderbeide’ scritta da una donna, Margherita Sarrocchi, e dedicata a una donna, Giulia d’Este, pubblicata nel 1606, poi nel 1623: «Cantami, Musa, il valore onde sofferse / ed oprò tanto il forte re d’Epiro…». Così le donne si insediano in ogni campo letterario, al punto che è una suora, Arcangela Tarabotti, a mettere in crisi il patriarcato: la sua ‘Tirannia paterna’ è pubblicata nel 1654 (per evitare la censura, col titolo ‘Semplicità ingannata’).
Finalmente, in Margherita Costa si ha una donna che si muove quasi in ogni dove (Firenze, Torino, Parigi…) e in ogni campo. Nella storiografia: sua è la ‘Istoria del viaggio d’Alemagna del serenissimo gran duca di Toscana Ferdinando secondo’. Nella poesia: sue sono ‘La chitarra’ (1638), ‘Il violino’ (1638), ‘Flora feconda’ (1640), ‘La selva di cipressi’ (1640) e altro ancora che si tralascia per motivi di spazio. Nel teatro: suoi sono, fra l’altro, ‘Li buffoni’ (1641) e ‘Gli amori della luna’ (1654). Nell’epistolografia: suo è il monumentale prosimetro intitolato ‘Lettere amorose’ (1639), enciclopedia di amore non più «fatale» o «immaginifico» (come quello che caratterizza le patologie romantico-borghesi e decadenti), ma «civile», in cui “Amante” e “Donna” sperimentano, nelle benché minime sfumature, ogni possibile circostanza di dialogo, di incontro e di scambio. Opera, quest’ultima, come le altre qui citate, disponibile online, pronta cioè per essere gustata da chiunque, non da ultimo discenti e docenti del futuro.
di Federico Sanguineti


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