Strumenti: l’autobiografia fotografica


(Aggiornamento 2025 in fondo)

Uno degli strumenti per l’educazione ai sentimenti è l’autobiografia fotografica.

I ragazzi vengono invitati a presentarsi, a farsi conoscere, attraverso delle foto personali che ritraggono luoghi, familiari (nonne, nonni, sorelle, fratelli, amici etc.), significative della loro vita, a loro care; immagini, quindi, cariche di affettività, sentimenti ed emozioni da raccontare, da condividere.
Le foto rappresentano sempre la percezione che si ha del mondo, del modo di essere, di relazionarsi, di vedere quello che si ha intorno, ciò che il mondo si crede si aspetti, ciò che si crede di poter offrire, ciò che si ritiene avere il diritto di ottenere o di dovere fare. La fotografia, in fondo, è un momento, ma intorno a quel momento sicuramente c’è stato un evento, un accadimento, un processo relazionale, delle emozioni o sentimenti che si sono provati. E’ come una pagina di diario. Le immagini non ritraggono una riproduzione fedele della realtà, in quanto la percezione di quest’ultima è soggetta all’interpretazione di chi l’osserva. Ciò che ritraggono è una selezione interpretativa di essa, una reinvenzione. Narrarla rappresenta, quindi, un’operazione di consapevolezza in quanto equivale a costruire una propria visione di sé stessi e del mondo. Nel momento in cui la si racconta la si ricostruisce determinando il significato dell’esperienza vissuta. Oltre ad essere un essenziale strumento relazionale, quindi, la narrazione fotografica rappresenta anche la via attraverso cui dare forma alla propria identità.

L’autobiografia fotografica può essere stimolata da un’idea o concetto derivato da un libro letto, ma può anche essere organizzata indipendentemente.
Abbiamo sperimentato che l’attività nelle classi è più efficace attraverso la LIM e suggeriamo di non usare più di una sola fotografia a testa per alunno.

Riportiamo qui a titolo di esempio un’attività svolta dalla prof.ssa Laura Saffiotti il 6 febbraio 2024, nel corso del progetto Parole per Dirlo 2023-24.

L’attività si basa sul romanzo “I bambini del Maestrale” di Antonella Ossorio.

Assegnare alla classe la lettura del romanzo fino a p.141
Il docente avvia una piccola discussione sulle autobiografie dei caracciolini: quale ci è piaciuta etc
Cerca di portare la riflessione sulle “occasioni” che a questi ragazzi sono mancate. Legge l’opinione di Giulia su Deledda e il suo desiderio di contrastare l’idea che siamo “canne al vento”, ma piuttosto artefici diretti del nostro destino, pur dovendo comunque fare i conti con le “occasioni” (p.109, da “Inoltre questo specifico romanzo” a “offerta l’occasione”):
Il docente chiede ai ragazzi di inviare per la volta successiva alla prof una foto ciascuno: ci devono essere loro stessi, possibilmente nella circostanza di un’”occasione” di crescita personale o sentimentale che sia stata positiva o negativa, ossia perduta o negata. Inoltre, mentre il ragazzo a casa la sceglie, dovrà trovare un aggettivo che caratterizzi se stesso in quell’occasione o in quel periodo.
Il file della foto non deve contenere il nome del ragazzo, altrimenti nell’aprire il file tutti capirebbero subito di chi si tratta, mentre l’effetto-sorpresa è fondamentale.
Il docente raccoglie in una cartella le foto e l’alunno sa che avrà 1 minuto circa per raccontare il motivo per cui ha scelto quella foto, nel caso si riferisca ad un’occasione, o comunque raccontare qualcosa di sé e di quella foto.
E’ consigliabile indicare sul registro elettronico che le foto non saranno pubblicate, ma utilizzate solo nell’ambito dell’attività in aula.

Nella lezione successiva:
In classe con la Lim o altro dispositivo il docente fa scorrere le foto in ordine casuale.
Chi è ritratto si dovrà alzare, possibilmente in silenzio, va alla cattedra e parla.

Il docente:
• Buio, giusto la luce minima per scrivere.
• Si avvicina alla LIM.
• Farà “casualmente” capitare la propria foto come prima (es rinominandola “00”). Chiederà alla classe: secondo voi chi è? Se nessuno indovina, allora svelerà la sua identità e parlerà di sé. Questa parte serve per rompere un po’ il ghiaccio. Il docente deve essere il più possibile sincero e empatico, per stimolare lo stesso atteggiamento da parte degli studenti.
• Passa alla foto successiva: i ragazzi probabilmente proveranno a indovinare di chi si tratta, a quel punto il diretto interessato si alza e va alla LIM. Se nessuno si alza al momento della propria foto, il docente incoraggia ma non insiste, va avanti con le foto, magari ci ritorna dopo.
• Spiega alla classe cosa fare durante l’autobiografia del compagno (vedi sotto).
• Quando l’alunno è alla cattedra, lo guarderà negli occhi per incoraggiarlo a parlare
• Se lui si blocca, gli farà qualche domanda.
• Non sarà tassativo sul minuto
• Lo ringrazia alla fine
• Può avviare un piccolo applauso finale dopo ogni relazione.
• Chiarisce che la condivisione fatta dai compagni è un dono e che perciò non saranno ammessi commenti negativi su quanto da lui detto, ma solo positivi o domande

A questo punto si passa alla classe

La classe:
• Durante l’autobiografia del compagno ascolta il proprio compagno con il maggior silenzio possibile e contemporaneamente scrive sul quaderno:
1. il nome del compagno che sta parlando
2 un aggettivo o altra parola in relazione con ciò che lo ha colpito e che non sapeva o non immaginava di lui
3. oppure una domanda.
• Alla fine chi vuole comunica la parola pensata sul compagno, restando rispettoso ed empatico.
• Il docente cerca, senza forzare, di fare in modo che si parli di tutti
• Chi è alla LIM a quel punto svela qual era la parola a cui aveva pensato, poi va a posto e si scrive quello che i suoi compagni hanno detto di lui.

Il docente valuterà se la classe non è troppo stanca o deconcentrata per fare scrittura libera: con l’incipit:

“Ho scoperto su di me o su di te”.

Sul modo di proporre la scrittura libera, le sue regole e la eventuale rielaborazione, si veda il word qui.

Aggiornamento 2025.

In Parole per dirlo 2025 la foto è stata scelta e presentata intorno alla parola “trappola” ossia la tematica di quest’anno.

Riportiamo alcuni feedback, l’ultimo della prof:

Questa esperienza è stata diversa da tutte le altre, ho riscoperto fatti di me che non riuscivo ad ammettere e sopratutto sui miei compagni. Credo sia servito molto per creare un legame con la classe ed è qualcosa su cui ho riflettuto anche dopo essere uscita da scuola. Nelle attività di scrittura libera non sempre ci si riesce a mostrare ma oggi hanno partecipato tutti e questo mi ha segnata.

Questa attività mi ha toccato un sacco. Non sono mai entrata così tanto in empatia con qualcuno, è come se tutto il peso dei problemi dei miei compagni lo stessi risentendo anche io. Finita l’attività sentivo un peso dentro me stessa che non mi faceva smettere di piangere, non so neanche il motivo, in cui ogni volta che ripensavo a quello che ci eravamo detti, quello che avevo ascoltato e oltre tutto la connessione che si era creata mi veniva da piangere. La ringrazio moltissimo per avermi fatto provare un esperienza del genere che sicuramente mi ha segnato molto e che porterò sempre con me 💗

La scrittura libera svolta in classe mi è piaciuta molto poiché ho avuto la possibilità, attraverso l’attività, di conoscere altri lati dei miei compagni. Mi ha colpito molto il fatto di come alcuni si siano espressi molto sensibilmente spiegando le loro foto. Concludendo, è stata una lezione molto piacevole.

Mi è piaciuta molto l’idea di una autobiografia fotografica, perchè non ero a conoscenza della sua esistenza e ho scoperto quanto questa possa essere utile, infatti sono riuscito a conoscere meglio i miei compagni. Di molti di loro sapevo poco ed è stato sorprendente sentirli descrivere i bei momenti del loro passato, le loro trappole ma anche i loro pensieri. Sono inoltre riuscito a ricordare numerosi episodi della mia infanzia, magari trovando nella foto che ho mandato delle trappole che inizialmente non avevo notato e che mi hanno aiutato a riflettere. La scrittura libera, invece, è stata anch’essa interessante ed utile a liberare i pensieri che mi erano sorti durante la visione delle fotografie.

La prof:

Quest’anno credo di aver compreso meglio la potenza di questo strumento. E’ una potenza emotivamente scatenante ancor più della scrittura libera in sé.

Ho scoperto che è mentre si racconta di sé agli altri, in quel cerchio magico, che si coprono cose di sé che non si pensavano prima.

Come te che hai iniziato affermando che non c’era nessuna trappola nella foto, perché sei e sei sempre stato un bambino gentile, salvo scoprire, mentre parlavi, che forse la gentilezza stessa è una trappola.

Come me stessa, che, mentre spiego la trappola dell’inganno della famiglia, trovo la trappola di come mi vestivano unisex e quanto ci ho sofferto ad essere scambiata per un maschio, ma che ormai questo non è più una trappola.

Come te che, mentre commenti la foto di te da piccola che fa una smorfia e tutti, forse anche te stessa, ci chiediamo: cosa c’entrerà col tema “trappola”, esce il racconto di una presenza fuori foto, che oggi è un’assenza, quella sorella che ti manca e però c’è anche un’altra sorella intermedia anche lei assente nella foto ma presente oggi, di cui tu stessa ti stai chiedendo il ruolo nella tua vita.

Come te che commenti la foto con la mascherina e parli della trappola della pandemia ma poi inaspettatamente piangi perché, ci dici, sei tu stessa la trappola, col tuo carattere riservato hai paura che non avrai amiche, che non sarai un giorno anche tu circondata dall’affetto che hai visto al diciottesimo di tua sorella (ah, questa “classe dei fratelli”!).

Grazie a te che sei così matura ed equilibrata ma davanti alla foto scattata da papà ti sei sciolta in lacrime e ci hai detto che stai soffrendo per un tuo amico gravissimo in ospedale.

Grazie a te che ci hai fatto il dono della foto dell’abbraccio con tua mamma quando ancora non era stata presa dalla malattia che ve l’ha strappata via. Tu, sempre così riservato, in un anno e mezzo non ce ne avevi mai parlato e oggi ce l’hai regalata, ci hai raccontato che ti manca ogni minuto, ci hai appeso al filo dei tuoi ricordi e noi abbiamo preso su di noi parte del tuo dolore, sperando che anche questo ti sia servito, non solo l’attività in sé, che evidentemente ti ha aiutato a liberarti e a stare meglio attraverso la condivisione. Mi sono sentita onorata del tuo dono.

Associazione la Principessa Azzurra - Laura Saffiotti

Lascia un commento