
Il progetto 23-24 “Le parole per dirlo: educazione alla lettura e ai sentimenti” procede. In occasione del terzo appuntamento, martedì 7 novembre, dedicato al romanzo di Rosi Selo “Vincenzina ora lo sa”, il laboratorio di scrittura libera ha portato alla realizzazione di alcuni testi che abbiamo deciso di pubblicare, spinte dal pensiero che, meglio delle parole esplicative, possa essere proprio la lettura questi testi a illustrare gli effetti di questa pratica. Il progetto si svolge a Palazzo Reale presso la Fondazione Premio Napoli. Resta solo l’ultimo incontro, che si terrà mercoledì 29 novembre.
Di seguito alcuni dei testi di scrittura libera realizzati nell’ultimo incontro.
Bisogna abitare per forza questa vita fatta di muri e prigioni? pensava la ragazza mentre correva a perdifiato, il più lontano possibile da casa, dove c’erano i genitori i fratelli e la nonna allettata. Le sembrava la più tetra delle prigioni, e fu così che se ne andò, conobbe un bravo giovane e si sposò. Lei magari avrebbe potuto semplicemente convivere, ma lui così voleva.
Si ritrovò pochi anni dopo con la stessa domanda in testa: si può vivere così? E se ne andò. Stavolta decise che sarebbe stata per sempre sola, magari affamata, ma sola. Avrebbe guardato la prima luce del mattino pensando: questa luce è per me, per la mia vita, per la mia essenza.
MA
La vita costruisce muri e prigioni che bisogna abitare per forza.
Muri e prigioni… possono avere tante forme, dietro e dentro tante storie.
La prigione che ho conosciuto aveva la forma di una casa piena di bambini, attorno ghiaccio e neve sporca. Io, spaventata e ansiosa, sono entrata senza avere realmente idea di quello che avrei trovato, di quello che avrebbe significato per me e per la mia vita. Una porta pesante, dietro una tenda spessa, dentro un odore fortissimo di cucina, cipolla, verdure. Un uomo con grandi baffi rossi, l’unico, e poi tante donne, alcune burbere, altre sorridenti.
In quella prigione per bambini ho incontrato mio figlio, in una freddissima mattina di marzo, a Mosca. Lui non era mai uscito da lì. Aveva tre anni.
MP
La vita costruisce muri e prigioni che bisogna abitare per forza, ma NOI possiamo sempre evadere.
Possiamo indossare i mocassini se qualcuno ci desidera col tacco a spillo e una cravatta quando LORO si aspettano di sbirciare nel nostro décolleté.
LORO non possono certo indossare una minigonna, quindi NOI siamo più potenti.
LORO non vogliono e non possono essere femminili, almeno quelli che si professano “veri uomini”.
NOI invece siamo dei supereroi: possiamo trasformarci come desideriamo.
Nelle prigioni LORO credono di essere gli aguzzini e invece sono i veri reclusi, quelli che non
riusciranno mai a fuggire dai luoghi comuni e dalle ottusità.
MS
“La vita costruisce muri e prigioni che bisogna abitare per forza”
Per forza no, per apparenza sì.
Il mio muro, la mia prigione me lo sono scelto da sola e l’ho fatto per amore.
Un amore immenso, che non mi permetteva di sentirmi libera.
Mi sentivo sbagliata, e lui era quello sfortunato ad avermi incontrata.
Io… la fortunata ad avere un uomo come lui.
E ho tenuto le spinte, le umiliazioni, le critiche, e mi sono fatta del male da sola per non farlo a lui.
Perché a volte il dolore fisico mi impediva di pensare, e altre era così forte che mi sembrava di pagare per il mio errore.
Quale?
Quello di non poterlo sopportare più.
Il muro l’ho scavalcato ma è ancora lì, insormontabile ed eterno, e mi porto dentro la colpa di non essere mai riuscita ad aprire una breccia, ma solo si aver vissuto prima dentro e ora fuori di esso.
Ma almeno so che sbagliata non ero io, semplicemente non ero giusta per lui, ma per me.
E non ho colpe per come sono anche se lo scrivo e non ci credo nemmeno io.
D
La vita costruisce muri e prigioni che bisogna abitare per forza.
Prigioni, non so, costruite dalla vita, costruite da me? quanti anni ferma nella mia bella prigione, ancora, ancora, anche dopo averla ben chiaramente riconosciuta come prigione, una gabbia d’oro, poi ipocritamente ho ricavato una porticina per uscire, ma anche per poi rientrare ogni volta. Non è stata la vita, sono stata io, la vita mi stava portando altrove, io l’ho fermata, ho pazientemente costruito la mia prigione, una prigione di lusso. La vita costruisce prigioni, la vita costruisce… e chi smonta? alla fine ho smontato io e ho pagato tanto. Credevo di essere forte, credevo molto nella mia forza fisica e nella mia indistruttibile volontà. E la vita ha costruito, per me ha predisposto una strada di decostruzione, un percorso… Non me lo aspettavo, avevo troppa ottusa presunzione sulla mia forza. E ora come farò, come faccio…
MV

Lascia un commento