
VINCENZINA ORA LO SA di Maria Rosaria Selo (Rizzoli) è uno dei libri proposti in lettura per “Le Parole per dirlo” 2023/24, progetto di educazione alla lettura e ai sentimenti, che si svolgerà con il supporto della Fondazione Premio Napoli, nella sede di Palazzo Reale, e includerà un incontro laboratoriale e un incontro con l’autrice.
Se sei interessata/o, se sei un’insegnante e vuoi partecipare con la tua classe, prenotati scrivendo qui o su FB o IG.
Vincenzina è ancora una ragazza quando entra all’Italsider di Bagnoli, costretta, dalla morte per cancro di Ferdinando, il padre, ad abbandonare i suoi sogni di studentessa universitaria e prendersi cura della famiglia: la madre, Antonietta, semi invalida per un problema al piede, e Giulia, la sorella minore, i cui unici interessi nella vita sembrano essere il trucco e la moda. È il 1975 e siamo nel pieno delle lotte operaie e studentesche, l’onda lunga dei rivolgimenti del ’68. La fabbrica, ‘o cantiere, come viene chiamato dagli operai, è il luogo che dà il lavoro, ma anche la morte: incidenti e malattie, generati da ignoranza e indifferenza. Strappare qualche momento di riposo alle lunghe ore di pesante lavoro sdraiandosi sui sacchi di amianto era normale per il padre di Vincenzina, come per altri, senza sapere delle conseguenze devastanti che sarebbero seguite. La ragazza entra all’Italsider come addetta alle pulizie ed è attraverso lo sguardo di una ex studentessa che pulisce pavimenti e bagni che la fabbrica viene descritta: il lavoro alle siviere, la fonderia, il calore immane e insopportabile. Ma la fabbrica non è solo questo. È un luogo generatore di dignità e solidarietà, un lavoro durissimo che fa innamorare, perché dona un’identità che diventa pelle e non puoi più levartela. A maggior ragione l’Italsider, già Ilva, acciaieria dei primi del Novecento, costruita nel quartiere di Bagnoli, che rappresentava la grande speranza di industrializzare il Mezzogiorno, di mettere il Sud al passo con il Nord, renderlo motore di sviluppo.
Nel racconto di Maria Rosaria Selo ‘o cantiere, che ha segnato tanto la vita della città, prende vita, si anima delle storie dei personaggi: il sindacalista onesto e quello corrotto, il direttore ostile, le altre lavoranti, Anna, Piera e Elena, che diventano presto amiche strette di Vincenzina, il coordinatore con cui nasce un amore, tutti con un passato spesso doloroso alle spalle. La protagonista raccoglie a pieno l’eredità morale del padre: l’onestà, la solidarietà con i compagni, l’amore per il proprio lavoro e la rivendicazione dei diritti dei lavoratori. Eredità incarnata da una bandiera rossa, quella che Ferdinando portava alle manifestazioni, e che è ben presente nei ricordi di infanzia di Vincenzina.
Non è questo, tuttavia, l’unico tema del romanzo. Gran parte della storia è centrata sulle donne: madre, sorella e le tre amiche della protagonista. Mentre gli eventi di quegli anni si snodano sullo sfondo (l’alluvione di Firenze, le manifestazioni, la morte di Pasolini, la lotta per il diritto all’aborto), assistiamo ai drammi, alle piccole storie ignobili avrebbe detto Guccini, in cui precipitano le donne quando sono povere e devono cavarsela in qualche modo. Guardiamo impotenti come è facile cadere nell’illusione d’amore e in quali storture e violenze si può essere coinvolte per quello che sembra solo un bel gioco innocente. La sorella Giulia, bella e attratta dai soldi facili, con cui Vincenzina non riesce ad avere un rapporto affettuoso fino alla fine, quando l’esito del dramma le riavvicinerà. La madre Antonietta, chiusa nel lutto per la morte dell’unica persona che nella vita le ha dato amore, che sembra non capire le difficoltà che la figlia maggiore affronta e i pericoli che la minore corre. Piera, apparentemente brusca e introversa, che ha invece un’anima da artista, sepolta per necessità di sopravvivenza. Elena, che ama la lotta dura, e che tutti i giorni fa i conti con una delle perdite per incidente sul lavoro più tragiche di cui si narra in questa storia. Anna, che ha alle spalle una famiglia disastrata, una madre-bambina, innamorata dell’amore, che deve proteggere senza aspettarsi protezione e che cade nelle fauci del lupo, come Giulia.
Negli anni di cui il libro racconta l’acciaieria era al massimo della produzione e impiegava circa ottomila persone. In seguito ci fu il declino e poi lo smantellamento, magistralmente raccontato da Ermanno Rea ne La dismissione. Il giorno dell’ultima colata, il 20 ottobre 1990, giorno dell’ultima colata, chiude il romanzo e ne sugella il senso: la fabbrica si chiude, ma la vita che lì si è svolta, le lezioni che si sono apprese, restano.

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