(ideate dalla prof. M.R. Fortuna)
La lettura di testi, letterari o non, funzionale alle attività di educazione ai sentimenti è una lettura “emotiva”, cioè una lettura che coinvolge il lettore in prima persona, tiene conto delle reazioni emotive di chi legge alle parole, alle immagini, alle descrizioni dei luoghi eccetera, in altre parole a quello che in un testo ci colpisce. Il coinvolgimento emotivo nella lettura porta a immedesimarsi nelle situazioni, nei personaggi, nelle vicende e spesso suscita ricordi della propria vita personale. Questo tipo di lettura si può tranquillamente affiancare alle pratiche già normalmente previste dalle attività didattiche che portano allo studio puntuale del testo; è un efficacissimo strumento di comprensione e ha anche una funzione motivazionale. La lettura emotiva si può svolgere utilizzando quasi qualunque materiale didattico, di qualunque disciplina. Può anche essere utilizzata come attività di presentazione di un’unità di apprendimento.
L’argomento va introdotto con pochi cenni, cercando di focalizzare l’attenzione dei partecipanti con qualche domanda/osservazione. Dopo la lettura, a seconda della situazione e dell’argomento, la guida proporrà uno o più stimoli tratti dalla lettura, utili a far emergere il vissuto emotivo dei partecipanti, che, se lo vorranno, lo condivideranno. Per questa attività, come per la successiva, ci sono regole precise da imparare e da seguire: l’attenzione, il silenzio, l’accoglienza del racconto.
La scrittura libera si può praticare utilizzando stimoli di natura molto diversi: un testo, un video, un documento audio, un brano musicale, un dipinto.
Scegliere gli stimoli adatti e successivamente individuare l’incipit per l’attività di scrittura è un lavoro che richiede grande cura. Ad esempio se si sta lavorando su un testo letterario si individuerà un tema, poi un brano su cui focalizzare l’attenzione e poi si cercheranno materiali (anche letterari, ma non solo) affini, in modo da fornire ai partecipanti al laboratorio più punti di vista e più spunti di approfondimento possibile.
Su ciascuno dei testi-stimolo si fa un breve lavoro di presentazione e comprensione, dando la possibilità a chi vuole di riferire le proprie impressioni.
Poi si fornisce l’incipit per il lavoro di scrittura libera, che deve essere breve e indurre a scrivere a partire da sé (ad es “Io mi sento libero quando…” è migliore di “Io penso che la libertà…”), meglio se tratto dal brano-stimolo principale che si è preso in esame. L’incipit va scritto ripetutamente fino a che chi scrive prosegue naturalmente, “a ruota libera”, senza alcuna attenzione a grammatica, ortografia e logica, senza mai rileggere, senza cancellare (cfr. il decalogo di Natalie Goldberg in “Scrivere Zen”). Questo perché lo scopo è far emergere ricordi, emozioni, parole che chi scrive spesso ha dimenticato. Si tratta di un’attività che favorisce lo sviluppo della consapevolezza di sé. La scrittura libera può essere sostenuta da un sottofondo musicale a basso volume, a sua volta scelto con cura, che favorisca la concentrazione e allo stesso tempo sia in sintonia con le emozioni che si vuole andare a coinvolgere. Non vanno bene le canzoni, perché le parole distraggono (in qualsiasi lingua) dal lavoro che si sta facendo. Questa pratica segue regole di attenzione, silenzio, rielaborazione della memoria. Si dà un tempo, che inizialmente non dovrebbe superare i 5 minuti, in seguito il tempo può essere aumentato fino a 15 minuti.
È molto importante che scriva anche l’insegnante, o comunque chi guida il laboratorio: non è possibile mettersi a nudo in un gruppo se all’interno c’è qualcuno che a priori non è disponibile a farlo, i partecipanti si sentirebbero giudicati (soprattutto se siamo a scuola e chi non lo fa è l’insegnante!).
Al termine ai partecipanti, solo se lo vogliono, viene chiesto di leggere quanto hanno scritto. Le prime volte spesso c’è imbarazzo e un modo per rompere il ghiaccio è che sia proprio la guida del laboratorio a leggere, senza nascondere errori, ripensamenti, difficoltà eccetera. Anche qui ci sono regole precise: quando qualcuno legge si ascolta in silenzio, con la consapevolezza che chi lo fa ci sta facendo un dono. Non si può assolutamente commentare dopo in merito a quanto si è ascoltato, non si possono fare discussioni (del tipo “io avrei fatto”…”ma perché tu…” ecc.). Si può invece riferire al gruppo come ci siamo sentiti durante la lettura, sottolineare qualcosa che ci ha colpito molto in positivo, cioè in definitiva parlare delle proprie sensazioni (non troppo a lungo). Questa seconda parte dell’attività è un potentissimo strumento per lo sviluppo della solidarietà: ci si rende conto di quanto siamo simili e si forma uno spirito di gruppo che col tempo crescerà sempre di più.
Infine le scritture, se si vuole, possono essere utilizzate in modo creativo: riviste e corrette possono essere cucite insieme in una scrittura collettiva per realizzare un reading, oppure stampate in raccolta, o ancora un’azione scenica, un flashmob.

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