
Con queste parole una 14enne ha aperto il reading ‘Le parole per dirlo’ dell’Associazione La Principessa Azzurra il 3/6/25 a Monte Echia (il racconto qui)
A volte mi sembra che tra me e i miei genitori ci sia un vetro.
Trasparente, sì, ma spesso.
Loro parlano, io ascolto. Io parlo, loro ascoltano.
È come se vivessimo nello stesso posto, ma in epoche diverse, come se i nostri pensieri corressero su strade parallele che non si incontrano quasi mai.
Noi adolescenti viviamo in un mondo veloce, fatto di messaggi, emozioni che cambiano in un attimo, sogni che nascono e si spezzano in silenzio, di pianti durante la notte e scelte sbagliate.
I nostri genitori, invece, arrivano da un tempo più lento, dove le regole erano più chiare, i ruoli più distinti, dove si doveva essere forti e basta.
E così, tra le nostre fragilità e le loro certezze, nascono malintesi.
Non per cattiveria, ma perché sembriamo parlare lingue diverse.
A volte vorrei che i miei genitori si fermassero un attimo a guardare il mondo con i miei occhi.
Che provassero a sentire quanto può far male un’esclusione tra amiche, una delusione a scuola.
Vorrei che capissero che non tutto si può risolvere con un “studia di più” o “non sono questi i problemi della vita”.
Ma forse, anche loro vorrebbero che io comprendessi quanto sia difficile essere genitore, preoccuparsi, avere paura di sbagliare.
Con mia madre ho un rapporto complicato.
Lei è una persona sensibile, ma spesso si arrabbia e, quando succede, non riusciamo a comunicare.
A volte si chiude, alza la voce, si allontana.
È come se si alzasse un muro tra di noi.
Ci scontriamo spesso, anche per cose piccole, e questo mi fa soffrire. Ma dentro di me so quanto mi ama. Lo capisco dai suoi gesti: quando prepara qualcosa che mi piace, controlla se ho dormito, mi dà quell’ultima fetta di cibo che era sua dicendo di non avere più fame. Lei ama con i fatti, in silenzio, ma con un’intensità che non si può spiegare.
Con mio padre il rapporto è diverso, più semplice.
Abbiamo un carattere simile e, quando litighiamo, lo facciamo pesantemente. Lui è più razionale, calmo. Cerca sempre un dialogo anche quando le cose si complicano. A volte fa da “ponte“ tra me e mia madre, come se cercasse di tradurre il nostro affetto in parole che entrambe possiamo capire. Lui riesce a esprimere l’amore a parole, con una frase detta al momento giusto, una spiegazione paziente o una battuta.
Sono diversi, ma l’amore che mi danno è lo stesso.
Infine credo che servano pazienza e ascolto da entrambe le parti.
Noi figli dobbiamo provare a capire che i nostri genitori vogliono il nostro bene, anche quando sembrano severi.
E i genitori dovrebbero ricordarsi com’era avere la nostra età.
Solo così i due mondi potranno incontrarsi e allora il vetro si incrina, la distanza si accorcia, e ci si ritrova davvero: due generazioni diverse, ma con lo stesso desiderio di capirsi.
Perché alla fine, anche se io ed i miei genitori parliamo lingue diverse, l’amore è la nostra traduzione perfetta.
Elena Paone
Primo Liceo Scientifico

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