Femminicidi: riconoscere in tempo le ‘frasi-allarme’ [e feedback]

Nei femminicidi si possono individuare situazioni ricorrenti che portano la donna a entrare, senza accorgersene, in una spirale di violenza: dalla privazione delle amicizie, a quella della libertà personale, alla devalorizzazione, alla violenza psicologica e fisica.
È importante che i giovani imparino a riconoscerle nel caso in cui le incrocino nella propria vita in modo diretto o intorno a sé: perciò abbiamo pensato questa attività sulle “frasi-allarme”.

Questi allarmi potranno risuonare un giorno nella memoria degli stessi alunni, i quali, maschi e femmine, se si trovino in futuro in situazioni analoghe, aiutandoli a riconoscere il pericolo, fuori o dentro di sé.

Nei giorni precedenti l’attività, il docente presenterà l’argomento alla classe e stimolerà gli alunni a leggere storie o ascoltare video di femminicidi, cercando frasi dell’uomo abusante, o riscrivendole dalle situazioni, che possano servire come ‘allarme’ dell’essere entrati in una spirale di violenza.
Ciascuna frase deve essere scritta su un bigliettino nella forma di un io-uomo abusante che parla ad un tu-donna.
La docente raccoglierà questi bigliettini, li selezionerà, li correggerà solo se necessario, aggiungerà magari dei propri bigliettini.
Infatti, può essere utile che il docente già abbia un elenco di queste frasi-tipo in modo da aggiungerle nel caso in cui gli studenti non le abbiano annotate.
Il giorno più vicino al 25 novembre, ciascun alunno (spontaneamente o chiamato) andrà alla cattedra e ne leggerà ad alta voce uno, estratto a sorte.
Sulla cattedra ci sarà un campanello, appunto di allarme, che verrà suonato (dal lettore o dal prof) subito dopo.
A questo punto, il prof chiederà agli altri alunni se riconoscono la storia o le storie da cui è tratta quella frase-allarme.
Sarà interessante vedere che è presente in più storie.
Potrebbe essere carino preparare sulla cattedra dei cioccolatini rossi, da offrire al lettore prima di tornare a posto, sia come gesto simbolico, sia come piccola gratificazione per essersi messo in gioco.
Dopo le letture, il docente avvierà la ‘scrittura libera’, scegliendo come incipit una delle frasi lette, quella che ha stimolato maggiormente la discussione.
I bigliettini verranno poi attaccati in classe ad un cartellone (preferibilmente rosso) per aiutare a ricordare.

Questa attività verrà realizzata per la prima volta nel 2023 e nasce da due spunti ricevuti dalla socia Laura Saffiotti: le parole di Valentina Flagiello, autrice di “Azzurra” (da cui è tratta l’immagine iniziale) e sorella di Arianna vittima di femminicidio (incontro ‘Amor ch’a nullo amato’, presso Suryael Yoga School di Napoli, 14.10.23, ) e dal corso di formazione nazionale per docenti ‘Il ruolo degli Istituti Scolastici nella lotta contro le discriminazioni di genere e la violenza maschile contro le donne” (CESP-Differenza Donna 15.11.23, Sala Nugnes del Consiglio comunale di Napoli).

EDIT: Come è andata?

L’attività è stata svolta il 24.11.23 al Liceo Mercalli in una classe seconda. Seguono alcuni feedback:

Prof.

“Dopo aver mangiato il cioccolatino, e questa è stata una cosa del tutto imprevista e inaspettata per me, loro stessi mi hanno detto: professoressa ma alcune di queste frasi uscite dai cioccolatini potrebbero essere allarmi di violenza, le mettiamo sul cartellone?
E quindi abbiamo aggiunto al cartellone tre involucri con le seguenti frasi che fino a poco prima avrebbero ritenuto innocue: “Sei l’unico vizio che non voglio perdere”,
“Tu sei il mio oggi, il mio domani, il mio sempre”, “L’amore è cieco ma vede lontano”.
Questo dimostra come la nostra stessa cultura sia impregnata di stereotipi da cui guardarsi e mi ha fatto capire che attraverso questa attività i ragazzi hanno aperto gli occhi.”

Studenti:

“Durante la lettura delle frasi, quando alzavamo le mani per dire i nomi delle ragazze, era come se ognuno  di noi rappresentasse una ragazza vittima di femminicidio; questo mi ha fatto riflettere molto: sia le vittime che gli assassini, nel 99% dei casi, erano ragazzi che a prima vista non hanno assolutamente niente di diverso da noi. Se fossi una ragazza questo mi spaventerebbe non poco, da maschio sono raccapricciato!”

“Il cartellone, per me, è stata l’idea migliore poiché è un simbolo che ci ricorderà sempre quanto quelle frasi possono essere un vero e proprio campanello d’allarme. Ogni volta che lo guardo mi viene in mente il rumore della campanella e penso quanto, fino ad adesso, ho sottovalutato quello che la gente dice.”

“Per ogni frase letta e seguita da campanello quasi tutti alzavamo la mano per dire il nome della donna in cui era presente questa situazione di allarme: questo mi ha fatto comprendere come femminicidi che possono essere totalmente diversi tra loro, hanno in realtà molti punti in comune, come la possessività del partner o il sentirsi inadeguati.”

“Dopo aver letto le frasi, la prof. ci ha dato un cioccolatino e la carta che lo avvolgeva conteneva una frase: ci siamo accorti che alcune frasi erano dei “campanelli d’allarme” e così abbiamo avuto la prova di quanto tutto questo spesso non viene preso in considerazione né dai ragazzi, né dalle ragazze.”

“La scrittura libera è stata un’inaspettata scoperta, ero molto scettico ma alla fine mi sono ritrovato a scrivere un testo di quasi due pagine in meno di dieci minuti… quasi incredibile.”

“La parte che mi è piaciuta di più è stata la scrittura libera, dove tutti abbiamo iniziato a scrivere senza tenere conto di rileggere, della grammatica, e quindi basandoci solamente alle nostre emozioni e sentimenti. Ho scritto molto di più e riflettuto poco, lasciando così posto alle emozioni. Oltre ad essere importante per lo sviluppo della nostra educazione civica potrebbe anche essere un modo di sviluppare la nostra intelligenza emotiva, scoprendo contemporaneamente le nostri opinioni personali su temi come il femminicidio”

“Trovo che queste attività non siano ore di lezione perse ma ore di lezione quasi di vita perché in un futuro, quando una nostra compagna sentirà una frase di quelle che abbiamo definito allarme e attaccato sul cartellone, si salvaguarderà e segnalerà l’aggressore”

“Mi è sembrato un momento in cui non ci è più stata una barriera tra il docente i gli alunni, infatti tutti siamo stati uno insegnante dell’altro.” 

“Alla fine, senza che ce ne rendessimo conto, abbiamo scritto per dieci minuti, soltanto perché poi la professoressa ci ha fermati, altrimenti avremmo continuato. È stato molto liberatorio e mi ha dato la possibilità di esprimere le mie idee senza badare alla forma e in modo spontaneo e sono riuscito a scrivere cose che in un tema non avrei mai immaginato di scrivere. Alla fine di questa lezione mi sono sentito una persona migliore e più consapevole del fatto che il futuro è nelle mie mani e che nel mio piccolo posso iniziare a cambiare
qualcosa.”

“È stata un’esperienza bellissima ma soprattutto liberatoria per noi stessi, scrivere senza riflettere sulla grammatica ma solo sui nostri pensieri più profondi che credo nemmeno io sapessi. Questo può essere un metodo anche di sfogo per noi. Quando la professoressa ci ha chiesto come fosse andata e se qualcuno si sentisse libero di leggere quel testo, scritto solo in 10 minuti anche se non sembrava, quasi nessuno ha letto perché sapevamo che il suo interno era pieno di emozioni che forse non sapevamo o ci tenevamo dentro di noi.”

“Che sensazione nuova, mai provata perché normalmente abbiamo tutti paura di commettere tanti errori e temiamo la valutazione, il giudizio e leggiamo e rileggiamo troppe volte. Invece ho scritto di più e più velocemente, sono stata immediata, istintiva.”

“Non mi è mai capitato di scrivere molto e in così poco tempo rilassandomi completamente con la canzone messa dalla prof. A differenza delle altre volte, hanno scritto i miei sentimenti ed il mio cuore, infatti, per la prima volta sono riuscita a non elaborare i miei pensieri con la mente bensì con le mie emozioni.”

“Da questa esperienza sono rimasta sorpresa di aver scritto senza freni affermazioni che non avrei mai pensato di dire ad alta voce. Penso che bisognerebbe anche vivere seguendo un “flusso di coscienza” per dare libertà ai proprio pensieri e non aver paura di dire no.”

“Ho scritto partendo dalle mie emozioni e non solo dalle idee, come spesso accade invece nel compito di italiano, in cui, nonostante le due ore a disposizione, a stento riesco a scrivere due colonne. Tramite quest’attività ho compreso come sentimenti ed emozioni possano parlare anche più dei pensieri, tanto che in soli dieci minuti, avevo scritto già una pagina.”

“Questo lavoro mi ha fatto riflettere molto e, al contrario delle solite attività, ho notato che ha coinvolto tutti noi e ci ha fatto capire quando bisogna effettivamente intervenire invece di trovarci solo come spettatori.”

“Nel momento in cui ho finito di leggere ho avuto una sensazione strana, come se mi avessero tolto un peso da dosso. Mi sono liberata completamente. Credo che ognuno di noi ne avesse realmente bisogno.”

“Sono certo che in futuro prima di dire una frase del genere ci penserò più di due volte, perché alla fine l’unico modo per risolvere un problema così grande è partendo dalla gioventù, istruendoci a ragionare in modo diverso dalla generazione che ci precede”

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