
Libro proposto in lettura per “Le Parole per dirlo” 2023/24, progetto di educazione alla lettura e ai sentimenti, che si svolgerà con il supporto della Fondazione Premio Napoli, nella sede di Palazzo Reale, e includerà un incontro laboratoriale e un incontro con l’autore.
Se sei interessata/o, se sei un’insegnante e vuoi partecipare con la tua classe, prenotati scrivendo qui o su FB o IG.
Siamo nel 1942 e Davide, un giovanissimo guardiano di maiali, vive Tora e Piccilli, un piccolo paese del casertano. Non sa leggere, perché non può andare a scuola e inoltre il padre Fortunato pensa sia inutile. In più zoppica, in paese gli altri ragazzi lo prendono in giro e anche in famiglia ha una vita dura: per il padre il suo handicap è una vergogna, la madre gli appare un essere privo di volontà propria e la sorella è succube del padre padrone. Solo con i maiali ha un rapporto speciale, li nomina uno per uno, li conosce e si rispettano a vicenda. Poi c’è Teresa, figlia di un imprenditore che fabbrica corde, che va a scuola, visita luoghi sconosciuti, e gli insegna, ad esempio, cos’è la geografia, o il mare, o Pompei. E anche a leggere e scrivere. E lui, una lettera alla volta, impara, rubando i quaderni al rigattiere del mercato per esercitarsi.
In paese sta per accadere qualcosa di importante e grave: stanno per arrivare trentasei ebrei, spediti lì al confino. Ne parlano tutti a voce bassa, impauriti, chiedendosi come mai proprio loro siano stati scelti per accogliere il male, il diavolo, che già nella notte dei tempi aveva lasciato le sue impronte sulla lava bollente nella foresta, il luogo che ora chiamano le Ciampate del diavolo. Davide intercetta i discorsi dei vecchi e si incuriosisce. Quando ha tra le mani un volantino che parla di ebrei corre da Teresa per farselo leggere e scopre che gli ebrei hanno il naso a forma di numero sei. L’amica, però, gli dice che sono tutte sciocchezze. Ed in effetti il primo a scendere dall’autocarro militare che trasporta il gruppo di confinati, mentre tutto il paese è in piazza, è un ragazzo biondo e magro. Davide non ne ha mai visti di così belli. Si chiama Nicolas, ed è il terzo protagonista di questa storia. La sua comparsa ribalta completamente il mondo di Davide: di fronte al nuovo arrivato sono i paesani “i deformi, gli zotici, quelli nati dalla parte sbagliata”. La bellezza di Nicolas, il suo fascino, è qualcosa di mai visto, di mai immaginato prima. Non si tratta dei modelli che il ragazzo ha di fronte da sempre, che collegano la bellezza alla forza, alla vittoria, alla baldanza. Qui la bellezza si coniuga con la fragilità, con la riflessione e la cultura. Ciononostante Davide si fa coinvolgere da un gruppetto di amici in un pestaggio, una prova di forza di un piccolo branco contro gli ebrei maligni, un ragazzo e un vecchio che non reagiscono. Li aggrediscono mentre stanno osservando il cielo con un cannocchiale, che loro distruggeranno senza neanche sapere cosa sia. Ma poi il fascino di Nicolas avrà la meglio e tutto cambierà: Nicolas e suo padre saranno gli insegnanti di Davide e sboccerà un amore triangolare con Teresa, che segnerà l’esistenza dei tre giovani. Il nuovo amico, molto più avanti di lui negli studi, lo farà innamorare del teatro. Una delle prime volte che lo incontra il ragazzo sta provando l’inizio del Riccardo III. “… tutte le nuvole che incombevano minacciose sono sepolte nel petto profondo dell’oceano”, dice Nicolas. Parole che resteranno per sempre impresse nella mente di Davide che, in un travagliato percorso di formazione, lascerà il paese e si trasformerà in un attore famoso.
In questo nuovo romanzo Gianni Solla esplora ancora una volta (come in “Tempesta madre”) il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, le difficoltà e le ambiguità dei sentimenti e delle relazioni familiari, sentimentali e di amicizia. Difficile è emanciparsi dall’autorità paterna quando questa è opprimente e repressiva, difficile sciogliersi dall’abbraccio del proprio gruppo sociale d’origine quando risulta asfittico e ottuso. L’innamoramento sorprende e spiazza, la gelosia brucia e a volte entra in conflitto con l’affetto e il legame per un amico speciale. È un libro delle prime volte, come dice l’autore, perché le prime volte restano tutta la vita. Ed è un libro sull’importanza delle parole: le cose cominciano ad esistere solo quando le nomini.
“I tuoi maiali hanno un nome?” chiese suo padre.
“Macchia, il Nero.”
“Perché gli dai dei nomi?”
“Se li chiamo si girano. E se sanno di avere un nome sanno di esistere…”

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