Giulia Civita Franceschi: Un’Eroina dell’Educazione Napoletana

Il seguente testo è stato scritto in occasione della Giornata Internazionale per i Diritti delle Donne 2025, in collegamento con l’iniziativa di A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) che, raccolto l’invito dell’associazione “Toponomastica femminile”, invitava i Sindaci d’Italia all’iniziativa “8 marzo 3 donne 3 strade”. Come Associazione La Principessa Azzurra (educazione ai sentimenti contro la violenza di genere e il bullismo) ci auguriamo che i Comuni di Napoli e di Bacoli siano interessati all’intitolazione toponomastica a una rivoluzionaria educatrice napoletana di inizi Novecento: Giulia Civita Franceschi.

Nelle nostre attività ci siamo già in varie occasioni occupati della divulgazione della sua straordinaria figura, sia inserendola nella nostra Tombola delle donne (strumento di ludodidattica ed evento pubblico patrocinato dal Comune di Napoli), sia come attività di educazione ai sentimenti (a partire da un recente romanzo a lei dedicato), sia sottoscrivendo con altre associazioni una petizione del Museo del Mare per inaugurare una targa civica a Napoli.

Pubblichiamo questo testo di carattere divulgativo scritto da Maria Civita, sua discendente, affinché la sua eccezionale azione educativa resti alla pubblica attenzione prima di tutto attraverso le intitolazioni toponomastiche a Napoli e a Bacoli, i due Comuni in cui si è materialmente collocata la sua azione la quale, tuttavia, come leggeremo di seguito, ebbe, nei contesti educativi, una importante eco nazionale e sovranazionale.

L’intitolazione a Giulia Civita Franceschi di una via o piazza o altro elemento della toponomastica cittadina rappresenterebbe un doveroso riconoscimento a una delle figure più innovative e illuminate della pedagogia napoletana di inizio Novecento. La sua straordinaria opera educativa sulla Nave Asilo “Caracciolo” ha trasformato le vite di centinaia di bambini abbandonati, oggi diremmo “minori a rischio”, offrendo loro dignità, istruzione e speranza. La sua visione pedagogica, paragonabile a quella di Maria Montessori, per cui venne anche soprannominata “la Montessori del mare”, basata non sulla “correzione” ma sull’”educazione”, merita di essere celebrata e ricordata perpetuamente nel nostro territorio.

Un’Educatrice Visionaria e il Suo Straordinario Progetto

Nata a Napoli il 16 aprile del 1870, Giulia Civita Franceschi era figlia dello scultore Emilio Franceschi e di Marina Vannini, trasferitisi da Firenze nella città partenopea. All’età di 19 anni sposò l’avvocato penalista Teodoro Civita, dal quale ebbe un unico figlio, Emilio, che sarebbe diventato suo prezioso collaboratore nella direzione della Nave Asilo.

La sua grande opportunità giunse nell’agosto del 1913, quando, a 43 anni, assunse la direzione della Nave Asilo “Caracciolo”, un antico veliero donato dal Ministero della Marina alla città di Napoli. Il suo nome fu suggerito da Enrichetta Chiaraviglio Giolitti e da Antonia Nitti Persico, entrambe convinte che l’educazione dei fanciulli abbandonati dovesse essere affidata a una donna.

Poiché la Nave Asilo era in parte un’istituzione militare, una donna non poteva avere un ruolo direttivo. Per aggirare l’ostacolo, venne nominato direttore un uomo il quale delegò Giulia a ricoprire il suo ruolo.

Il “Sistema Civita”: Un Approccio Rivoluzionario all’Educazione

Il “sistema Civita” rappresentava un metodo educativo innovativo, pensato per il recupero e l’integrazione di minori a rischio e malaticci.

Giulia Civita portava i ragazzini più gracili e malaticci a Capo Miseno, per sanare le loro debolezze grazie all’aria salubre del mare dei Campi Flegrei.

La Nave Asilo non era solo una scuola per l’apprendimento dei mestieri marittimi, ma una vera comunità in cui ogni bambino veniva conosciuto, rispettato e incoraggiato a sviluppare le proprie potenzialità.

Con il suo approccio, definito “educazione naturale”, mirava ad aiutare ogni bambino a migliorarsi in modo armonico, anticipando principi che oggi guidano le politiche di inclusione e di educazione personalizzata.

Tale metodo appare in piena corrispondenza con l’orizzonte culturale di quel movimento di rinnovamento che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento ha attraversato il dibattito culturale e pedagogico e le esperienze educative più innovative noto come “Attivismo pedagogico”.

Basata sul principio del puerocentrismo, il sistema pone il bambino, i suoi bisogni e le sue capacità al centro del processo educativo. Oltre alle lezioni, c’erano laboratori di competenze professionali come falegnameria e vela. Era inclusa anche l’educazione sessuale. C’erano occasionali gite scolastiche e attività fisiche, dalla pesca alla ginnastica.

L’autodisciplina, al posto della disciplina con premi e castighi, collocava l’adulto in un ruolo di aiuto, stimolo e sostegno.

La comunità della nave asilo era familiare oltre che formativa e permetteva:

quella che oggi chiamiamo “peer education”, educazione tra pari;

il rapporto con gli animali era a tutti gli effetti l’attuale “pet therapy”;

i testi che i ragazzi venivano spinti a scrivere per una consapevolezza della propria identità erano lo stesso strumento di narrazione autobiografica che utilizziamo oggi come “educazione ai sentimenti”.

In base a questi presupposti, deriva una formazione professionale che non è “addestramento”, bensì strumento di crescita, definizione di identità, conquista dell’autonomia intellettuale e culturale, dignità personale.

Non tutti i “caracciolini”, infatti, diventarono marinai, ma seguirono le proprie inclinazioni.

Questa idea è affine alla concezione di “lavoro educativo” elaborata da John Dewey (Scuola e società, 1915) e Georg Kershensteiner (Il concetto della scuola di lavoro, 1911), per cui il lavoro si inscrive nello spirito della comunità nella quale ognuno deve acquisire la coscienza della propria responsabilità e del bene comune: individuo e società sono infatti inseparabili perché l’educazione è alla base della democrazia.

Gli scugnizzi diventarono prima di tutto cittadini.

Il Legame con Bacoli e il Territorio dei Campi Flegrei

Il legame di Giulia Civita Franceschi con il territorio si estende ben oltre Napoli. Durante il periodo in cui educava i “caracciolini”, alcuni ragazzini venivano portati a Capo Miseno, dove l’aria del mare e l’ambiente dei Campi Flegrei favorivano il recupero dei più deboli. Questa pratica sottolinea il forte rapporto con la zona, che include Bacoli, città costiera con una tradizione marinara e storica, e che oggi rappresenta il contesto ideale per intitolare una strada alla celebre educatrice.

Il legame territoriale si rafforza ulteriormente dal fatto che il Comune di Napoli ha dedicato una targa a Giulia Civita nei Giardini del Molosiglio, luogo in cui la Nave Asilo “Caracciolo” era in rada, riconoscendo ufficialmente il suo impatto sul panorama educativo e sociale locale. Tuttavia attualmente nessun elemento della toponomastica cittadina partenopea le è stato ancora intitolato, diversamente, ad esempio, dal Ministro che scrisse il disegno di legge che aveva istituito la nave-Asilo, Pasquale Leonardi Cattolica, cui, invece, è intitolata una strada.

L’Evoluzione del Progetto Educativo e l’Intervento del Fascismo

La direzione di Giulia Civita alla Nave Asilo terminò bruscamente nel 1928, quando il regime fascista, con il suo orientamento totalitario, cercò di riorganizzare l’istituzione nell’ambito dell’Opera Nazionale Balilla, minando l’autonomia del suo esperimento educativo.

Nonostante la messa da parte imposta dal fascismo, Giulia Civita, con minimi mezzi e nonostante l’ostruzionismo dei privati che fino ad allora avevano sfruttato abusivamente quei laghi, riuscì a fondare la Scuola Pescatori e Marinaretti, istituzione affine alla Caracciolo, che continuò a fornire opportunità di crescita ai fanciulli. I ragazzi, assistiti e guidati nel corso degli anni, raggiunsero posizioni distinte: alcuni divennero artigiani, operai e lavoratori stimati, dimostrando l’efficacia e la forza del metodo educazionale da lei ideato.

Dopo la guerra prese parte a Napoli al nascente movimento femminile dell’UDI (Unione Donne Italiane), impegnandosi in campagne giornalistiche sul problema dell’infanzia abbandonata.

Sempre nel Dopoguerra, la giornalista Lieta Nicodemi e la vicepresidente del CAF (Centro Attività Femminile) e direttrice del mensile “Solidarietà” Olga Arcuno coinvolsero Giulia nel loro progetto sull’infanzia derelitta di Napoli ispirato al modello educativo della “Caracciolo”.

Giulia espose il suo metodo sui giornali “Risorgimento” e “Solidarietà” ed al Congresso delle donne napoletane (29-30 giugno 1947), in cui le fu riservato l’intervento inaugurale. Da questo scritto, che costituisce l’unica esposizione sistematica del suo metodo, emerge con chiarezza la specificità dell’esperienza della Nave Asilo “Caracciolo”, il suo proporsi come esperienza pienamente educativa, espressione delle più avanzate elaborazioni del pensiero pedagogico contemporaneo.

Morì nella sua casa di Posillipo all’età di 87 anni. Al suo funerale quattro dei suoi ragazzi – Buono, Di Iorio, Aubry e Ernani – hanno voluto portare a spalla la sua bara, molti altri l’hanno accompagnata all’estrema dimora; un istante prima di morire aveva detto al figlio “AEI se ne va” (AEI Sono le tre vocali dell’alfabeto con le quali i “caracciolini” si rivolgevano affettuosamente a Giulia, chiamandola “mamma AEI “).

Il Ruolo dei Laghi del Fusaro e del Lago Maremorto

Lo Stato, con la costituzione della SPEM (Scuola Pescatori e Marinaretti), concesse l’uso dei laghi del Fusaro e del Lago Maremorto per attività formative. Dal 1928 al 1933, questi laghi divennero il cardine principale per l’educazione e lo sviluppo dei ragazzi, fino a quando i fascisti si impossessarono bruscamente di questi luoghi per sfruttarli a fini lucrativi.

Una splendida testimonianza di questo periodo è rappresentata da una foto che ritrae un bambino allevatore di cozze al Fusaro, con lo sfondo della Casina Vanvitelliana, simbolo del legame tra le attività educative e il patrimonio territoriale.

Perché Una Via a Giulia Civita Franceschi a Napoli e a Bacoli

Intitolare una via o altro luogo pubblico a Giulia Civita Franceschi nei Comune di Napoli e di Bacoli rappresenta un importante riconoscimento per una figura che ha lasciato un’impronta indelebile non solo a Napoli, ma in tutto il territorio partenopeo. Bacoli, con il suo patrimonio storico e la forte identità marinara, insieme ai Campi Flegrei, incarna perfettamente lo spirito e i valori trasmessi dall’educatrice.

Oltre al contributo educativo, questa proposta rafforza il senso di appartenenza territoriale e il rispetto per una storia che ha saputo superare le avversità imposte dal regime fascista.

È un invito a mantenere viva la memoria di chi ha lottato per l’inclusione e il benessere dei più vulnerabili, offrendo a Bacoli un simbolo di resilienza e speranza.

Conclusione: Un Dovere Morale e Culturale

Intitolare una via a Giulia Civita Franceschi non significa solo celebrare una pioniera dell’educazione, ma anche riconoscere il profondo legame con il territorio, che abbraccia Napoli, Bacoli, i Campi Flegrei e l’area del Fusaro. Il suo metodo, la sua determinazione e la capacità di adattarsi alle sfide storiche sono un esempio per le nuove generazioni e un patrimonio da custodire con orgoglio.

Questa proposta, arricchita da testimonianze storiche e relazioni territoriali, intende riaffermare l’importanza dei valori di solidarietà, rispetto e dignità, ereditati da una donna che ha saputo trasformare il destino di centinaia di bambini abbandonati.

Fonti e link esterni per approfondimenti:

sito web su Giulia Civita (2024): https://giuliacivita.netlify.app/

Bibliografia e filmati in: https://it.wikipedia.org/wiki/Giulia_Civita_Franceschi

video a bordo della Caracciolo: https://www.youtube.com/watch?v=YNdgcuhKfrw

http://www.museodelmaredinapoli.it/

Catalogo dell’Archivio Civita “Carte Civita – Labriola – Aubry” creato da Giulia ed affidato a Ornella Labriola (figlia di Arturo) ed a Gennaro Aubry, caracciolino, oltre a materiale di Lieta Nicodemi:

http://www.museodelmarenapoli.it/Archivio%20Civita/Archivio%20Carte%20Civita%20%E2%80%93%20Labriola%20%E2%80%93%20Aubry.html

il Museo del Mare, nato nel 1904 e riconosciuto nel 2007 come Museo di interesse regionale, contiene un archivio della Nave Asilo.

Giulia Civita Franceschi e la Nave degli Scugnizzi

Scugnizzi, dalla strada alla dignità di persone nelle esperienze della Nave Scuola Caracciolo e della Casa dello scugnizzo, di Luciano Scateni e Ermete Ferraro, 2004

La storia di Giulia di Marco Civita, 2007: https://www.youtube.com/watch?v=W9ARTIEVJzo

Mostra Da scugnizzi a marinaretti, l’esperienza educativa della nave asilo Caracciolo, mostra foto documentaria, a cura di Antonio Mussari e di Maria Antonietta Selvaggio, presso il Museo del Mare di Napoli, 2009

Altri progetti ed opere ispirate alla vita di Giulia Civita:

Mare Mater, opera teatrale di Fabio Cocifoglia e Alfonso Postiglione, 2016

https://maremater.it/https://campaniateatrofestival.it/spettacolo/mare-mater/

La Tombola delle donne, strumento di ludodidattica ed evento pubblico patrocinato dal Comune di Napoli, inserisce Giulia Civita Franceschi al n.13 (Associazione La Principessa Azzurra APS-educatori per l’educazione ai sentimenti contro la violenza di genere e il bullismo), 2019

I bambini del Maestrale, romanzo di Antonella Ossorio, ed. Neri Pozza, 2024

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